Le alternative ai voucher dopo l’abrogazione dei buoni lavoro

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L’improvvisa abolizione dei voucher con il Decreto n.25 del 17/03/2017, dopo anni nei quali la loro applicazione era stata smisuratamente ampliata (145 milioni nel 2016, picco di un trend sempre in salita) fino a coinvolgere settori che difficilmente facevano dell’occasionalità della prestazione di lavoro la propria caratteristica distintiva, ha gettato scompiglio nel mondo delle prestazioni di lavoro occasionali accessorie.

I buoni lavoro permettevano di retribuire – con importi da 10 euro in su – le prestazioni lavorative accessorie e al contempo di considerare i versamenti alla gestione separata INPS (13%) e all’assicurazione anti infortuni INAIL (7%).

È pur vero che il Jobs Act aveva contribuito a frenare in parte l’abuso di impiego dello strumento nei settori diversi dalle collaborazioni occasionali, ma si tratta ora di rivestire di una forma giuridica i rapporti flessibili non a priori restringibili a specifici intervalli orari o al genere di prestazioni erogabili. La possibilità che questa situazione di vuoto normativo continui a fomentare il lavoro nero è tutt’altro che irrealistica.

L’abrogazione dei buoni lavoro non è stata preceduta da un periodo di adeguamento e di valutazione delle eventuali alternative per regolarizzare le prestazioni saltuarie. Per quanto porre freno a un istituto che effettivamente veniva applicato in maniera “molto generosa” e di certo non sempre nei contesti per i quali era originariamente destinato è stato visto da molti come un segno di bene augurio per regolarizzare un vasto sistema di illiceità, resta il fatto che i problemi nel regolarizzare i piccoli lavoretti occasionali come le pulizie domestiche o il giardinaggio non sono per questo venuti meno.

Quali sono le caratteristiche dei voucher?

  • Applicabili a lavori in qualsiasi settore (anche industria ed edilizia) nei limiti dei 3.000 euro da parte di percettori di misure salariali integrative
  • Non applicabili per lavori presso soggetti verso cui si è già dipendenti
  • Non applicabili nell’esecuzione di appalti di opere e servizi
  • Prestazioni che complessivamente danno origine a un compenso in un anno civile non superiore a 7.000 euro netti (nel caso di aziende o di liberi professionisti, non si può superare le retribuzioni di 2.000 euro per singolo committente, come da modifiche del D.Lgs 81/2015)
  • Richiede la comunicazione per i committenti imprenditori e professionisti attraverso mail o SMS alla DTL competente

Quali problemi avevano i voucher?

Essenzialmente, i voucher, nati per combattere i pagamenti in nero, avevano subito un uso distorto in violazione dei limiti di Legge, venendo applicati in maniera irragionevole in settori non attinenti a quelli per cui erano stati originariamente pensati.

Si può continuare a utilizzare i voucher già acquistati?

I voucher, acquisibili fino al 17 marzo 2017 attraverso tabaccai e banche abilitate, potranno ancora essere utilizzati fino al 31 dicembre 2017 per ricompensare le prestazioni occasionali, ma ancora non si sa quale sarà lo strumento deputato a sostituirli.

I problemi che nascono dall’abolizione dei voucher:

  • Coloro che percepivano misure di sostegno al reddito non potranno più sommarle ai redditi ottenuti attraverso i buoni per il lavoro
  • Possibili ripercussioni sulle prestazioni assistenziali, dato che i voucher non subivano imposizione fiscale o influenza sulla condizione di disoccupazione

Come sostituire i voucher con altre forme di lavoro?

Da sabato 18 marzo 2017 i voucher non sono più acquistabili: è possibile che il Governo provvederà – entro il 15 maggio si vocifera – emettendo una sorta di “voucher 2.0” più simile agli assegni di lavoro francese per retribuire i collaboratori domestici oppure le agenzie per cui lavorano.
Una recente proposta di legge prevede l’introduzione di buoni famiglia destinati a coprire i lavori saltuari fino a un massimo di 400 giornate in 3 anni, con un’indennità di attesa per il lavoratore fino alla chiamata; questa proposta prevede anche l’introduzione di mini contratti per un massimo di 70 giorni l’anno e per un massimo retributivo di 7.500 euro.

Fino a quanto queste variazioni non verranno introdotte, valutiamo rapidamente le forme di lavoro alternative ai voucher al momento a nostra disposizione per rispondere a esigenze di lavoro non continuative.

Somministrazione lavoro

Nel contratto di somministrazione – a tempo determinato o indeterminato – le agenzie mettono i propri dipendenti a disposizione delle aziende richiedenti, i quali “utilizzano” i lavoratori definendo le caratteristiche delle mansioni, quindi dirigendoli direttamente.

Si tratta quindi di una forma di impiego “a tre soggetti” un po’ più laboriosa da implementare di quanto non fossero i voucher, dato che occorre definire orario e luogo di lavoro, tipo di mansioni e durata del rapporto. I datori di lavoro aziende o professionisti possono acquistare dei buoni orari dal valore di 10 euro attraverso INPS o tabaccherie con cui retribuire il lavoratore, e sono tenuti a comunicare luogo e tempistiche dello svolgimento al DTL di riferimento.

Il corrispettivo massimo complessivo è stato recentemente esteso fino a 7.000 euro netti per lavoratore per anno civile (per compensi singoli non superiori a 2.000 euro netti).

Con l’abolizione dei voucher, di certo le agenzie interinali potrebbero vedere un incremento nella propria richiesta di servizi da parte delle aziende che hanno bisogno di prestazioni per un periodo di tempo non prolungato.

Contratto di lavoro intermittente

Si tratta di una forma di impiego subordinato destinata a chi ha tra 24 e 55 anni per svolgere prestazioni di natura non stabile nel tempo a partire da una chiamata del datore di lavoro quando ne avverte le necessità; per essere applicabile non deve superare i 400 giorni di prestazione nell’arco di 3 anni.

A questa categoria appartengono anche i contratti stagionali (ad esempio per le attività agricole).

Nel lavoro intermittente sono previsti dei periodi nei quali si effettua lavoro e altri invece no, si distingue dal part time in quanto la prestazione da offrire non è ugualmente configurabile con certezza.
Per avviare il rapporto occorre scrivere all’indirizzo  intermittenti@pec.lavoro.gov.it oppure mandare un SMS al numero 339-9942256 dopo l’inserimento nel portale ClicLavoro.

Collaborazioni coordinate e continuative

A differenza delle altre forme di impiego descritte, i CO.CO.CO. implementano una natura autonoma della prestazione offerta (quindi non è possibile per il datore di lavoro definire tempo e luogo di svolgimento del servizio) e pertanto possono non essere indicati per quelle situazioni nelle quali il lavoratore deve agire sotto diretta supervisione del superiore.

Lavoro subordinato

Si tratta chiaramente di un’alternativa percorribile – a causa dei costi contributivi e degli oneri burocratici – solamente in quei casi in cui la natura e la ricorrenza delle prestazioni rende plausibile ritenere che il rapporto tra committente e prestatore non si esaurirà in tempi brevi.

 

Secondo te, quali saranno gli sviluppi della normativa a supporto dell’abolizione dei voucher?

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Quali alternative ai voucher dopo l'abrogazione dei buoni lavoro?
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Quali alternative ai voucher dopo l'abrogazione dei buoni lavoro? Esaminiamo in che modo si possono regolarizzare le prestazioni lavorative occasionali
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